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:: COL PASSO DEGLI ESULI ::
 

Nota introduttiva di Gianfranco Lauretano




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- Prospettiva Newsky (gennaio)
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- Porto San Vitale (maggio)

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- Chiesa di S. Lorenzo (agosto)


:: Foto di Anna Baldazzi :: _


Si ringraziano:
Compagnia Portuale s.r.l. e SAPIR di Ravenna per aver contribuito alla pubblicazione del volume.



"Carolina Carlone sembra essere cosciente dell'intimo dialogo tra voce e silenzio che c'è nella poesia. L'andamento fluido e pencolante che fin dall'elemento grafico caratterizza la sua opera lo sottolinea, come già notava per la medesima particolarità Luciano Benini Sforza, nella postfazione alla precedente raccolta della Carlone, La stanza del tè, uscita nel 1999: "la scrittura sembra a volte procedere come una macchina da presa che evidenzia singoli dettagli, particolari, oggetti minuti e microscopici". Le "giaciture tipografiche" (sempre per riprendere Benini Sforza) svelano una attenzione e una fine capacità di far giocare silenzio e voce, per ottenere la massima resa semantica. Le parole provengono da diverse parti dell'universo bianco della pagina, a volte isolate, a volte in dialogo con poche compagne nello stesso verso; le pagine, ad uno sguardo panoramico che le considerasse più come quadri che come pagine di un libro, appaiono nella maggior parte dei casi come attraversate da onde di parole, anche dal punto di vista strattamente visivo. L'arte della Carlone consiste nel far coincidere l'effetto visivo con quello del significato. Anche la sua poesia, fondamentalmente narrativa, sceglie di arrivare all'occhio del lettore e al suo ascolto non seguendo la sequenzialità lineare che potrebbe avere un racconto, ma per ondate, per folate di pensieri, emozioni e immagini. In senso narrativo, più compatto è il primo movimento (dei tre di cui è composta la raccolta), ambientato nella San Pietroburgo che è già luogo letterario e narrativo per eccellenza. In questa parte il testo procede più linearmente che nel resto del libro e la narratività è spezzata solo da una partecipazione lirica ed emozionale dell'autore e da un ritornello (" - Un dollaro e mezzo:/questo è il prezzo.-") che rende contemporaneamente cantabile e materiale la situazione, con quella sorta di richiamo ad un interesse economico che si intromette nella descrizione, nelle analogie, nelle immagini e sensazioni di gelo e fedeltà (dell'orso). E' nella seconda parte della raccolta, Maggio - Porto San Vitale - Ravenna (idealmente ricollegata alla prima dalla reminiscenza bizantina e orientale in genere che entrambi i luoghi suscitano) che il porsi a ondate della Carlone esplode in tutta la sua pienezza. Qui davvero voce e silenzio si alternano quasi a sfidarsi, come se volessero spremere ed esprimere il massimo significato delle parole col loro alternarsi e cercarsi. Qui sta lo stile, mi pare. Ne viene fuori una trama di pieni e di vuoti intessuta con senso dell'orecchio e del sentimento, dentro la quale è possibile inserire non solo la voce del poeta ma anche quelle di altre presenze e addirittura altre lingue e civiltà, con particolare predilezione per quella arabo-persiana. Occorre quindi concludere che l'unione tra la delicata trama linguistica, che riecheggia anche mondi alti e favolosi, e la fedeltà alla necessitò narrativa, che ci testimonia anche una precisione di "messaggio", di intenzione significativa, rendono la lettura di questo Col passo degli esuli scorrevole e non banale, un po' come se si fosse cullati dalle ondate liriche della poesia di Carolina Carlone, a volte presi dal flusso descrittivo e narrativo, a volte assorti dal silenzio in cui con tanta costanza cerca di renderci attenti e stupiti."

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Gianfranco Lauretano
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