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L’ “INVENTARIO SCONVOLTO” DI CAROLINA CARLONE
Della presente prova poetica mi pare che sia già stato
detto abbastanza, e con l’acume e l’equilibrio critico che
lo distinguono, da Luciano Benini Sforza nella prefazione.
Vorrei pertanto limitare il mio contributo a qualche
annotazione marginale sul pensiero poetico della Carlone.
Alessandro speaks può essere definito una lettura, in
chiave metaforica, della vicenda umana, politica e storica
di Alessandro Magno, nei termini di una riattualizzazione
di situazioni, personaggi, luoghi e suggestioni del
passato, che svuota la storia d’ogni valore redentivo ed
evidenzia nello stesso tempo sia la sostanza irreversibile
e immodificabile della natura umana (alle prese da sempre
col proprio miscuglio di passioni, affetto e desiderio),
sia il disordine cosmico che ne consegue, con evidente
riferimento al nostro presente, “inventario sconvolto” nel
quale “un magnete oscuro/ sta cancellando dai supporti
ogni memoria” , e soltanto la poesia, “menade abbandonata
dal furore del dio/ raccoglie e ricompone ogni frammento”.
In questa dilatazione del passato a dimensione
paradigmatica del presente il tempo e lo spazio si
annullano. Allora l’inquietudine di Alessandro adombra
l’angoscia dell’uomo moderno e il riemergere della sua
interiorità, dopo la violenza che la costruzione dell’Imperium
ha preteso, diventa il bisogno di spiritualità che l’uomo
d’oggi avverte di fronte all’inarrestabile processo di
cosizzazione della sua esistenza e di banalizzazione dei
suoi ideali.
Quella della Carlone non è dunque un revival della
concezione della Storia (“euforicamente” intesa come
magistra vitae) , dopo il tramonto dello storicismo
idealista e la nascita del fenomenologismo husserliano e
del nichilismo nicciano, ma la riappropriazione, da parte
della poesia, di quella funzione fabulatoria, al limite
della storiografia, che fu del poema classico greco e
latino, con tutti gli scarti stilistici e strutturali,
ovviamente, di una elaborazione poetica, la quale non
soltanto è al passo con i tempi, ma propone nuove tecniche
compositive e nuovi percorsi di conoscenza soggettiva ed
oggettiva.
Non ingannino gli aspetti esteriori della sua poesia, e
cioè la versificazione iposegmentale, la disseminazione
nel testo di citazioni erudite, il ricorso a lemmi delle
lingue speciali, la commistione dei generi, l’ibridismo
delle situazioni, la pluralità delle voci, ecc. La
frammentazione del dettato e la disposizione musiva della
ricognizione sono ampiamente riscattate dalla solidità e
dall’urgenza dell’assunto, da un sottofondo ideologico
unitario, da una verità comprensiva, da una certa
dilatazione dello sguardo e di espansione critica dell’io:
in definitiva, da una concezione della poesia che ammette
al suo interno (fatta salva l’identificazione di essa con
la lirica) inpunture riflessive e saggistiche illuminanti.
Si può dire, insomma, che la Carlone, non contenta della
storia ufficiale, la riscrive e la reinterpreta attraverso
la poesia, il solo strumento di conoscenza totale che può
fornirci, dietro l’apparente “disordine” del suo disegno
strutturale, il vero senso delle cose. Si tratta di una
sorta di Defence of Poetry , che ce la offre, non come una
mitologia scaduta o un mero esercizio estetico, ma come un
accrescimento di vitalità, di senso e di visione; come
qualcosa che muta col mutare dell’uomo e delle vicende
umane, nella sua libertà e imprevedibilità, nella figura
della polarità e della tensione; una difesa della poesia
anche da se stessa, in un movimento di sintesi parziali e
di soluzioni assolute, in una forma evocativa, nella quale
la realtà della storia e quella della poesia, come
originariamente è stato, vengono a coincidere
perfettamente.
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