:: CONTRIBUTO di PIETRO CIVITAREALE ::
 

 
L’ “INVENTARIO SCONVOLTO” DI CAROLINA CARLONE

Della presente prova poetica mi pare che sia già stato detto abbastanza, e con l’acume e l’equilibrio critico che lo distinguono, da Luciano Benini Sforza nella prefazione. Vorrei pertanto limitare il mio contributo a qualche annotazione marginale sul pensiero poetico della Carlone.
Alessandro speaks può essere definito una lettura, in chiave metaforica, della vicenda umana, politica e storica di Alessandro Magno, nei termini di una riattualizzazione di situazioni, personaggi, luoghi e suggestioni del passato, che svuota la storia d’ogni valore redentivo ed evidenzia nello stesso tempo sia la sostanza irreversibile e immodificabile della natura umana (alle prese da sempre col proprio miscuglio di passioni, affetto e desiderio), sia il disordine cosmico che ne consegue, con evidente riferimento al nostro presente, “inventario sconvolto” nel quale “un magnete oscuro/ sta cancellando dai supporti ogni memoria” , e soltanto la poesia, “menade abbandonata dal furore del dio/ raccoglie e ricompone ogni frammento”.
In questa dilatazione del passato a dimensione paradigmatica del presente il tempo e lo spazio si annullano. Allora l’inquietudine di Alessandro adombra l’angoscia dell’uomo moderno e il riemergere della sua interiorità, dopo la violenza che la costruzione dell’Imperium ha preteso, diventa il bisogno di spiritualità che l’uomo d’oggi avverte di fronte all’inarrestabile processo di cosizzazione della sua esistenza e di banalizzazione dei suoi ideali.
Quella della Carlone non è dunque un revival della concezione della Storia (“euforicamente” intesa come magistra vitae) , dopo il tramonto dello storicismo idealista e la nascita del fenomenologismo husserliano e del nichilismo nicciano, ma la riappropriazione, da parte della poesia, di quella funzione fabulatoria, al limite della storiografia, che fu del poema classico greco e latino, con tutti gli scarti stilistici e strutturali, ovviamente, di una elaborazione poetica, la quale non soltanto è al passo con i tempi, ma propone nuove tecniche compositive e nuovi percorsi di conoscenza soggettiva ed oggettiva.
Non ingannino gli aspetti esteriori della sua poesia, e cioè la versificazione iposegmentale, la disseminazione nel testo di citazioni erudite, il ricorso a lemmi delle lingue speciali, la commistione dei generi, l’ibridismo delle situazioni, la pluralità delle voci, ecc. La frammentazione del dettato e la disposizione musiva della ricognizione sono ampiamente riscattate dalla solidità e dall’urgenza dell’assunto, da un sottofondo ideologico unitario, da una verità comprensiva, da una certa dilatazione dello sguardo e di espansione critica dell’io: in definitiva, da una concezione della poesia che ammette al suo interno (fatta salva l’identificazione di essa con la lirica) inpunture riflessive e saggistiche illuminanti.
Si può dire, insomma, che la Carlone, non contenta della storia ufficiale, la riscrive e la reinterpreta attraverso la poesia, il solo strumento di conoscenza totale che può fornirci, dietro l’apparente “disordine” del suo disegno strutturale, il vero senso delle cose. Si tratta di una sorta di Defence of Poetry , che ce la offre, non come una mitologia scaduta o un mero esercizio estetico, ma come un accrescimento di vitalità, di senso e di visione; come qualcosa che muta col mutare dell’uomo e delle vicende umane, nella sua libertà e imprevedibilità, nella figura della polarità e della tensione; una difesa della poesia anche da se stessa, in un movimento di sintesi parziali e di soluzioni assolute, in una forma evocativa, nella quale la realtà della storia e quella della poesia, come originariamente è stato, vengono a coincidere perfettamente.


::
_di MARIA LENTI >>
::
_di PIETRO CIVITAREALE >>
::
_Intervista di ALESSANDRO TEDDE >>
::
_contributo 4 >>
::
_contributo 5 >>
::
_contributo 6 >>
:: TOP ::
   Pietro Civitareale
©2003 carolinacarlone.it All Rights Reserved